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della rinascita


La mia lingua madre mi ha abbandonato.
Ha abbandonato i miei versi, i miei sogni, i miei pensieri.
La cerco attraverso il mare di parola che ondeggia dentro di me, ma le parole si nascondono, mi evitano, sciolgono.
O forse sono stata io ad abbandonarla.
Forse perché tutte le mie sofferenze sono successe in quella lingua.
I miei incubi da bambina li ho sognati tutti sempre in quella meravigliosa, cantante lingua.
O sarà perché non ho mai sentito una parola d’amore vera nella lingua di Camões?
La mia lingua madre è diventata la lingua della delusione, della solitudine, dell’addio, della perdita. 
Ma ha voluto Dio non lasciarmi orfana. Oggi la mia bocca si riempie dell’italiano.
La lingua italiana mi ha trovata già quasi muta, le mie dita si
rifiutavano di scrivere, della mia anima si vedeva solo un filo,
sommersa com’era nell’abisso della’oscurità: senza suoni, senza colore,
senza poesia. 
L’italiano mi ha riportato alla vita. Mi ha presentato l’amore. Ha
riempito la mia vita di colori, tutti verde-speranza.
L’italiano per me è la lingua del ricominciare, della rinascita. Non
solo quella culturale,  ma la rinascita dell’anima.
Oggi mi sento una bambina nell’ inciamparmi nelle parole.
Parole, ma non solo parole: colori, suoni, sensazioni. Parole rosse
di rabbia o passione.  Gementi, sussurrate parole. Addolorate e
piacevoli parole. 
Parole che vogliono sempre dirti qualcosa.
Parole pesanti che affondano nel pavimento e non raggiungono le
orecchie. Parole come bruchi, che non arrivano mai, o come farfalle che
volano lievi su destini incerti.
Le mie, le nostre parole. 
Parole di tutti coloro che cercano una
nuova  lingua, una rinascita, una nuova patria. 
Una parola. 

Per Roza Larissa


Texto de abertura do Evento Pronunce Diverse, na Biblioteca da cidade de Grugliasco, TO, Itália. Abaixo, o vídeo de abertura com apresentação da (melhor) professora de italiano que jamais encontrei, Lidia Moriondo.
 




Espaço aberto dentro de mim



Sinto-me tão só, tão só, tão só. 
Uma dor física de que não estou completa, e que falta algo. 
Mas não sei, não sei, não sei o que é.
Ninguém me interessa, e todos me prendem. 
Olho no rosto de cada um e anseio saber o que se passa naquela mente. 
Será um semelhante?
Espio pela fresta da janela da biblioteca e quero correr para o mundo e ir ser humana.
Talvez não seja tão capaz quanto me julguei; talvez a solidão esteja me enlouquecendo, afinal.
Que pretendia eu? Viver livre de tudo e todos sem consequências?
Arre, que ideia estupida me ilhar. 
Mas eu não consigo mais, não consigo mais conviver. 
Talvez sequer viver.
Meu corpo me aprisiona.
Minha vida é pequena demais para abrigar minha alma.
Não é o suficiente! Não é o suficiente!
Este não é o mundo que escolhi.
Que justiça existe nisso tudo?
Escolhemos alguma coisa afinal?